
L’ACQUACOLTURA
1. L’attività di acquacoltura e la sua importanza per far fronte alla crescente domanda di prodotti ittici
L’acquacoltura consiste nell’allevamento di pesci, molluschi, crostacei e piante acquatiche ossia di organismi acquatici destinato sia al consumo umano diretto e indiretto sia al ripopolamento di ambienti acquatici o di organismi per l’acquariofilia, la farmacologia, la pesca sportiva.
L’enorme sviluppo di differenti tecniche di acquacoltura assicura ai nostri mercati un rifornimento costante di alcuni prodotti ittici per quantità, qualità e pezzatura. Esistono diverse tipologie di allevamento: intensivo, estensivo e semiestensivo. Nell’allevamento intensivo i pesci vengono allevati in vasche di acqua dolce, salata o salmastra e vengono allevati con diete artificiali appositamente formulate per le singole specie allevate. Nel caso dell’allevamento intensivo in mare aperto (maricoltura) i pesci vengono allevati in grosse gabbie galleggianti o sommerse. Nell’allevamento estensivo il pesce viene seminato allo stato giovanile in lagune o stagni costieri e cresce con alimentazione naturale, sfruttando cioè le risorse fornite dall’ambiente.
Nel 1980 solo il 9% del pesce consumato in tavola veniva dagli allevamenti, oggi è il 43%. La Cina è in gran parte responsabile di questo boom, da sola produce il 70% del pesce allevato nel mondo, al quale bisogna aggiungere il 22% che proviene da altre regioni dell’Asia, contro il 3,5 % dell’Europa
Negli ultimi anni, dunque, l’acquacoltura ha avuto un notevole sviluppo e la sua importanza per far fronte alla tediosa situazione del costante depauperamento delle risorse ittiche è acclarata in tutto il mondo.
Secondo la FAO (Food and Agricolture Organization), l’Organizzazione per l’Agricoltura e l’Alimentazione, la metà del pesce consumato in tutto il mondo è allevata in fattorie acquatiche e non più catturata in mare aperto. Le proiezioni mostrano che se si vorrà mantenere il consumo per abitante a livello attuale (12 chili all’anno in media) bisognerà ricavare 40 milioni di tonnellate supplementari dall’acquacoltura entro il 2030. Il che significa raddoppiare la produzione. Lo scopo è quello di fare dell’acquacoltura un’attività durevole
4.2. L’acquacoltura in Sicilia
In Sicilia sin dall’antichità la pratica dell’allevamento di pesce era diffusa nelle saline (Trapani) con tecniche totalmente estensive. La qualità del “pesce di salina” era del tutto simile al pescato tradizionale, se non superiore, dal punto di vista organolettico.
Nell’ultimo ventennio la fisionomia del settore ha subito una profonda trasformazione, con il proliferare di nuovi impianti ad elevato contenuto tecnologico che utilizzano, nella maggior parte dei casi, tecniche di maricoltura.
In Sicilia la maricoltura ha avuto il suo periodo d’oro nella seconda metà degli anni ottanta. E’ infatti all’inizio degli anni ottanta che si registra la nascita delle prime aziende impegnate nel settore, che potendo sfruttare un mercato povero in offerta ma in costante espansione riuscirono ad ottenere degli utili non indifferenti.
Sulla scia di queste prime aziende pioniere si ebbe un fiorire di piccole e grandi imprese, che nate negli anni novanta hanno avuto alterne fortune. Oggi continuano ad essere presenti sul territorio siciliano 10 azienda impegnate nel settore della maricoltura, che non equamente distribuite sul territorio (sono interessate solo 4 province su 9) cercano di contendersi il mercato regionale non disdegnando di intessere rapporti commerciali al di fuori della Sicilia. Un caso emblematico in tal senso è rappresentato da “Ittica San Giorgio” con sede a Licata (AG) che specializzata in esemplari di spigola ed orata di grossa pezzatura, vende il proprio prodotto esclusivamente sui mercati del Nord Italia
Fonte: Federcoopesca, Federazione Nazionale delle Cooperative della Pesca, aderente a Confcooperative.
Lo stesso dicasi per la produzione del novellame, infatti in Sicilia sono presenti due impianti con avannotteria che, riuscendo a sopperire alla richiesta dell’isola, hanno da tempo deciso di raccogliere la sfida anche sul mercato continentale. Di questi due impianti, uno “Acquacoltura Lampedusa”, è all’avanguardia nella ricerca delle nuove specie allevabili, mentre l’altro, “Acquacoltura Mediterranea” a Petrosino (TP), offre alla propria clientela la produzione di novellame degli animali “taglia piatto” (250-300 gr). I restanti impianti si differenziano fra di loro per la tipologia di allevamento e per le dimensioni e sono: “Sicilittica” di Licata (AG), “Ittica Trappeto” di Trappeto (PA), “Itticomp” di Patti (ME), “Bioittica Mazara” di Mazara del Vallo (TP) e “Hippocampus” Villafranca (ME)
Di notevole rilievo sono anche le due aziende che si sono dedicate all’ingrasso dei tonni. Queste aziende, “New Eurofish” di Castellammare del Golfo (TP) e “Pescazzurra” di Milazzo (ME) dispongono di grossi impianti off-shore che permettono di ottenere il fissaggio degli animali ottenuti dalle tonnare volanti. Entrambe le aziende hanno produzioni superiori ai 3.500 esemplari, che non sono riservati al mercato locale ma sono diretti, esclusivamente nei mercati asiatici
La maggior parte degli impianti siciliani di acquacoltura sono a carattere intensivo e prevedono sia strutture a terra (vasche), che gabbie galleggianti in mare.
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Suddivisione percentuale delle tipologie degli impianti di allevamento siciliani |
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TIPOLOGIA DI IMPIANTI |
% |
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Intensivi mare |
30% |
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Intensivi terra |
23% |
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Estensivi |
23% |
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Intensivi mare tonno |
12% |
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Sperimentali |
12% |
In considerazione delle caratteristiche della corrente e del moto ondoso riscontrabili lungo le coste della Sicilia e nelle isole minori, la scelta della tipologia costruttiva degli impianti in mare ha portato all’adozione di differenti moduli di allevamento, che vanno dalle classiche gabbie galleggianti (sia in gomma che in polietilene), a quelle sommergibili e sommerse.
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Numero di impianti di allevamento per provincia |
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PROVINCIA |
NUMERO |
SPECIE ALLEVATA |
TIPOLOGIA DI ALLEVAMENTO |
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Agrigento |
3 |
Spigola, orata, sarago pizzuto, dentice, sarago maggiore. |
Intensivo |
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Messina |
3 |
Spigola, orata, dentice, tonno |
Intensivo |
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Palermo |
1 |
Spigola. |
Intensivo-semiestensivo |
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Trapani |
3 |
Spigola, orata sogliola, cefalo, sarago pizzuto, dentice, pagro, tonno. |
Intensivi-semiestensivi-estensivo |
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Produzione regionale |
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SPECIE |
TONNELLATE |
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Euriliane |
2.000 |
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Tonni |
4.500 |
L’area siciliana rappresenta circa il 20% del volume d’allevamento nazionale di specie euriliane; gli impianti più rilevanti sono in provincia di Agrigento, Palermo e Trapani che da sole rappresentano il 92% del volume produttivo regionale.
Oggi la maricoltura siciliana risente della crisi nazionale del settore legata all’aumento dei costi di gestione degli impianti ed alla concorrenza delle aziende greche e di quelle dell’ex Jugoslavia. Più recentemente, si assiste all’affermazione della maricoltura in altri Paesi del Mediterraneo quali Turchia, Tunisia, Marocco, Egitto, tutti potenziali avversari commerciali delle aziende italiane. Se da un lato, soprattutto i Paesi del nord Africa possono divenire competitivi in funzione dei bassi costi di produzione, non per questo la situazione può definirsi critica, anzi, proprio in funzione di questa crisi, gli allevatori stanno cercando di diversificare la produzione per potersi presentare più competitivi sul mercato.
Un aspetto che indubbiamente potrebbe diversificare il prodotto della maricoltura italiana è quello igienico sanitario e in generale qualitativo. Le norme comunitarie impongono gia regole comportamentali e di management volte a garantire un prodotto sicuro per il consumatore e, di fatto, i prodotti dell’acquacoltura europea forniscono le maggiori garanzie al mondo dal punto di vista igienico sanitario.